Il paradosso del Samaritano. Da straniero a prossimo nel nostro quotidiano.

Giovedì 5 dicembre 2019

Straniero pare essere ormai sinonimo di diversità, di estraneità, addirittura di minaccia. Qualcuno (o “qualcosa”?) da cui difendersi, perché ci sembra che minacci la nostra stessa identità. E che farne degli “stranieri” (homeless, nomadi, persone in condizione di povertà assoluto oe/o con problemi psichiatrici…) con cui magari condividiamo la nazionalità? La soluzione è difendere con ogni mezzo i confini e lasciare ai margini che, per caso, sia riuscito a varcarli… o si trovi già al loro interno per diritto di cittadinanza? La parabola del Samaritano ci mette di fronte al paradosso di chi, senza un apparente perché, da straniero salva uno straniero, anziché allontanarsene facendo finta di non vedere. Don Paolo Steffano ci aiuta a far parlare il paradosso, a partire da un’esperienza di prossimità vissuta in prima persona.

Ascolta la registrazione:

Relatore: don Paolo Steffano

Don Paolo Steffano, per 15 anni parroco a Sant’Arialdo, Baranzate. Il contesto è quello di una delle realtà più multietniche e multireligiose d’Italia: 4 mila abitanti, più del 60 per cento di origine straniera, 72 nazionalità rappresentate in una strada (via Gorizia appunto) e i suoi paraggi. «Siamo una multinazionale!», scherza don Paolo. «Ma soprattutto siamo un laboratorio di futuro. Con tutti i problemi e le potenzialità del caso. Ma con il desiderio di sperimentare strade nuove, come degli sherpa che conoscono perfettamente i sentieri, ma che guardano sempre avanti, cercando vie nuove. Alla fine nessuno conosce il loro nome. Ma senza di loro non si arriverebbe mai in cima».

Nel 2018 ha ricevuto dal presidente Sergio Mattarella una delle più importanti onorificenze del nostro Paese, quella dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: «Per il suo contributo a favore di una politica di pacifica convivenza e piena integrazione degli stranieri immigrati nell’hinterland milanese».

E’ ora parroco a Santa Maria Madre della Chiesa al Gratosoglio (quartiere della periferia milanese), dove continua il suo lavoro per creare un altro “laboratorio di futuro”, ancora una volta in un contesto non facile e complesso.


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